Aumentano le morti tra i lavoratori immigrati, privi di diritti e schiavizzati: ecco il vero volto del capitale

Qui di seguito due articoli significativi della barbara situazione del lavoro immigrato oggi nel nostro paese

Tre indagati per la morte di Paola: il caporale aveva perfino i dipendenti

Braccianti. Avviso di garanzia anche per l'autista del pulmino che trasportava la donna nelle vigne di Andria: il suo titolare gestisce altri veicoli simili. Domani il vertice nazionale a Roma con i ministri Martina e Poletti. E nelle campagne aumentano i controlli: già identificate 529 persone

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foto-tamtam: braccianti in vendemmia

Gianmario Leone TARANTO

Da il manifesto del 26.08.2015

Sono saliti a tre gli inda­gati per la morte di Paola Cle­mente, la brac­ciante taran­tina di 49 anni morta nelle cam­pa­gne di Andria il 13 luglio scorso, men­tre lavo­rava sotto un ten­done all’acinellatura dell’uva. Il pub­blico mini­stero di Trani tito­lare dell’indagine, Ales­san­dro Pesce, ha infatti accer­tato che alla guida del bus che ha por­tato Paola dalla sua città di ori­gine, San Gior­gio Ionico (Taranto), ad Andria non c’era l’indagato Ciro Grassi ma un suo dipen­dente, Sal­va­tore Filippo Zurlo, il cui nome è stato quindi iscritto nel regi­stro degli indagati.

Ciro Grassi, secondo quanto rife­rito da altri brac­cianti, pos­siede diversi pull­man ed è la per­sona che orga­nizza le “squa­dre” di brac­cianti che ogni giorno alle prime luci dell’alba vanno a lavo­rare nelle cam­pa­gne del nord barese.

Nell’inchiesta della pro­cura risulta inda­gato anche Luigi Ter­rone, uno dei respon­sa­bili dell’azienda agri­cola Orto­frutta Meri­dio­nale di Corato (Bari) per conto della quale la donna stava lavo­rando il giorno del decesso, dopo essere stata a sua volta assunta da un’agenzia inte­ri­nale di Bari su cui sono ancora in corso gli accer­ta­menti degli inqui­renti. Che sabato mat­tina si sono recati nella sede di quest’ultima, acqui­sendo la docu­men­ta­zione rela­tiva all’assunzione della donna, con par­ti­co­lare riguardo anche alla cer­ti­fi­ca­zione medica, per appu­rare se ci fos­sero tutti i cer­ti­fi­cati medici pre­vi­sti in caso di assunzione.

L’iscrizione nel regi­stro degli inda­gati di Sal­va­tore Filippo Zurlo, a cui è stato noti­fi­cato l’avviso di garan­zia sol­tanto nella tarda serata di lunedì, ha rin­viato al pome­rig­gio l’autopsia sul corpo della donna, pre­vi­sta ini­zial­mente ieri mat­tina. Biso­gnerà atten­dere forse tutti e 90 i giorni cano­nici per cono­scere l’esito dell’autopsia. Agli accer­ta­menti medico-legali, che sono stati ese­guiti nel pome­rig­gio nel cimi­tero di Cri­spiano (Taranto), chiuso al pub­blico sin dalla mat­tina, hanno par­te­ci­pato i medici legali, con­su­lenti di parte, sia per gli inda­gati che per la fami­glia della vittima.

Un’autopsia com­pli­cata dal fatto che è stata ese­guita a oltre sei set­ti­mane dal decesso della donna, e que­sto non ha con­sen­tito un’operazione appro­fon­dita che potesse for­nire già ieri le prime rispo­ste ai tanti que­siti ancora irri­solti. Si dovrà atten­dere dun­que l’esito degli esami isto­lo­gici e tos­si­co­lo­gici per com­pren­dere le cause della morte e se vi siano con­nes­sioni con il lavoro nei campi e con l’utilizzo di fitofarmaci.

Intanto, in attesa del ver­tice nazio­nale di domani sui temi del capo­ra­lato tra i mini­stri Mar­tina e Poletti, i sin­da­cati, le asso­cia­zioni delle imprese agri­cole, l’ispettorato del Lavoro e l’Inps, pro­se­guono i con­trolli delle forze dell’ordine nelle cam­pa­gne pugliesi. Dal 20 ago­sto sono state iden­ti­fi­cate 529 per­sone, sia nei campi che durante l’itinerario casa-lavoro con desti­na­zione le pro­vince di Taranto, Bari e Matera. Accer­ta­menti sono in corso anche sulle moda­lità di impiego e di tra­sporto dei brac­cianti, sull’orario di lavoro e sulla cor­ri­spon­denza della paga rice­vuta rispetto a quella dichia­rata. Ulte­riori appro­fon­di­menti potreb­bero far emer­gere nuovi ed even­tuali metodi ille­gali rela­tivi all’impiego e allo sfrut­ta­mento della mano­do­pera in agricoltura.

 

Lavoro. Tra vigneti e serre, il dramma dei braccianti 'invisibili' in Piemonte. Flai Cgil: per braccianti condizioni disumane, servono interventi, ognuno faccia sua parte

Da  “Catania Oggi” del 25 Agosto 2015

Asti, 25 ago. (Labitalia) - Arrivano dall'Est Europa. Sono perlopiù macedoni e rumeni. Lavorano anche 12 ore al giorno e se va bene con una paga che va dai 2 ai 5 euro all'ora. E dormono accampati in tende o in 20 in una stanza. In condizioni disumane, 'invisibili' allo Stato, sfruttati dai caporali. Ma tutto ciò non accade negli agrumeti di Rosarno o nei campi di pomodori pugliesi, ma nei vigneti e nelle serre, tra uva e peperoni del Piemonte, in cui si producono le eccellenze del nostro Paese. E a volte ci scappa anche il morto, come è accaduto nelle scorse settimane a Carmagnola, vicino Asti, conosciuta per il peperone. Lo denuncia a Labitalia la Flai Cgil Piemonte. "Un lavoratore rumeno di 45 anni, in Italia dal 2003, è morto -racconta Denis Vayr, segretario generale della Flai Cgil Piemonte- mentre lavorava, in nero, in una serra a Carmagnola, con una temperatura che raggiungeva i 50 gradi. Il fatto è accaduto il 17 luglio e si è saputo il 13 agosto, nell'indifferenza più totale di tutti". "Il suo datore di lavoro -racconta amaro il sindacalista- ha visto che stava male nella serra, non lo ha soccorso e lo ha solo spostato poco più lontano. Quando sono arrivati i soccorsi era già morto -continua Vayr- ma spogliato dei vestiti di lavoro e lavato in modo da non far capire che stava lavorando nella serra. Sul caso sta indagando la procura di Asti che ha fatto fare anche l'autopsia, di cui stiamo aspettando i risultati. Siamo pronti a costituirci parte civile in un eventuale processo". Ma non c'è solo questo caso limite. "A Canelli abbiamo coop senza terra -continua- lavoratori sottopagati e che dormono anche in 20 in una stanza. Il sindaco quest'anno ha vietato la tendopoli, come invece era avvenuto l'anno scorso. Tendopoli che troviamo invece a Fossano con anche 200-300 persone, per la raccolta di uva. Ma capita così anche per le mele e per i kiwi, in altri periodi dell'anno". Cambiano le coltivazioni, resta lo sfruttamento. "I lavoratori -spiega Vayr- vengono 'raccolti' nelle piazze in Romania e negli altri Paesi dell'Est, e portati a Carmagnola, Canelli e altri paesi. Noi da tempo denunciamo questa situazione, adesso, purtroppo solo dopo il lavoratore morto a Carmagnola, qualcosa si è mosso". "Abbiamo incontrato Fai e Uila e le associazioni di categoria datoriali e oggi pomeriggio vedremo l'assessore regionale. Ognuno -aggiunge- deve fare la sua parte, lo Stato in primis con leggi e più presenza sul territorio. Noi da tempo giriamo per le campagne con il nostro 'camper dei diritti' per informare e aiutare questi lavoratori. Alle associazioni di categoria chiediamo -sottolinea- di non rappresentare più chi si avvale di questa manodopera illegale". E l'attenzione dalle istituzioni comincia ad arrivare "Il sindaco di Carmagnola -spiega il sindacalista- ci ha dato la possibilità di riorganizzare dibattiti ed eventi su questo tema all'interno della sagra del peperone che è un evento molto seguito e importante sul territorio. E sono parecchie le imprese oneste che stanno iniziando a ribellarsi contro quelle imprese che fanno concorrenza sleale avvalendosi di manodopera illegale, e quindi a basso costo".